

Secondo voi, che differenza c'è tra queste due monete, una risalente al XVI secolo ed una attualissima? Se non lo sapeste, ve lo diciamo noi: non c'è alcuna differenza; sono entrambe "monete virtuali". E avete notato la scritta incisa sulla prima moneta? Essa dice "Dux et Gub. Reip. Genu." e significa, tradotta dal Latino abbreviato, "Il Doge ed il Governatore della Repubblica di Genova".
Sì, avete intuìto bene. Nel 1500 la Repubblica di Genova aveva già inventato l'equivalente degli attuali "Bitcoin", che sono stati "ideati" dal fantomatico Satoshi Nakamoto (ma è un nome falso) nel 2008. Quella moneta genovese si chiamava "Scudo di Fiera" ed era la "moneta virtuale globale" (per "globale" qui intendiamo "europea") che consentiva gli scambi finanziari (non quelli commerciali!) tra i vari banchieri, affaristi e speculatori europei di quell'epoca.
Le "fiere commerciali" (o "mercatali"), che esistono ancora oggi e possono essere "locali" (ad esempio la nostra Fiera di Sant'Andrea), nazionali od internazionali (la famosa "Fiera di Milano") hanno origini molto antiche e si svolgevano già nel XIV secolo e trattavano merci e prodotti. Verso la fine del 1400 i banchieri genovesi, assieme ai loro colleghi europei, in particolare francesi, fiamminghi, veneziani e di altri stati italiani, ebbero un'idea: perchè non fare delle fiere in cui NON si effettuavano scambi di merci, bensì SOLO di soldi?
L'idea fu accolta con entusiasmo ma, come oggi, i vari Stati avevano ognuno monete differenti e di diverso valore ed occorreva "inventare" una "moneta virtuale" comune con cui poter effettuare gli scambi. Ovviamente, proprio come oggi accade per le valute virtuali, c'era bisogno che quella moneta virtuale fosse "agganciata" alla valuta più "affidabile" ed economicamente "stabile" che, a quei tempi, era il "Marco" tedesco. Fatti i dovuti calcoli, venne quindi "inventato" lo "Scudo di Marco", che fu poi chiamato, per il fatto di essere utilizzato esclusivamente nell'ambito delle fiere, "Scudo di Fiera". Oggi, i Bitcoins sono "agganciati" al Dollaro Statunitense.
Il valore di uno Scudo di Fiera di cinquecento anni fa era, come oggi accade per i Bitcoins, molto superiore alla valuta di riferimento ma il suo valore preciso non era, come oggi, determinato istante per istante su di un mercato digitale, bensì stabilito all'inizio delle tre-quattro "Fiere di Cambio" che si svolgevano ogni anno.
Inizialmente le Fiere di Cambio si svolgevano in diverse città europee, specialmente in Francia. Fino al 1532 avvenivano a Lione, poi si spostarono a Chambery, in Savoia, e poi, nel 1535, a Besançon. Nei decenni seguenti, si trasferirono nella penisola italiana, specificatamente a Piacenza e, per alcuni anni, anche a Sestri Levante e NOVI LIGURE.
Le Fiere si svolgevano, come le simili manifestazioni mercatali, in occasione di determinate festività religiose: Pasqua, Apparizione (di San Michele Arcangelo, 8 Maggio), 15 Agosto (Assunta) e Ognissanti (Primo Novembre). La durata di queste Fiere era di quattro giorni, così organizzati:
- nel primo giorno i vari "banchieri" e "sensali" presentavano le credenziali per poter partecipare e venivano "registrati" dopo aver dichiarato la quantità di "cambiali" che volevano trattare e l'ammontare degli Scudi di Fiera che avevano con sè;
- nel secondo giorno si riunivano tutti, determinavano il valore dello Scudo di Fiera e, su quella base, ognuno calcolava gli ammontare dei "dare" e degli "avere" nei confronti degli altri operatori (calcolando i valori delle cambiali emesse e rimesse nella precedente Fiera e determinandone i relativi interessi attivi e passivi);
- il terzo giorno era dedicato alle transazioni, che si svolgevano sulla base del valore delle varie "cambiali" emesse e rimesse. Gli operatori "compensavano" emettendo o rimettendo nuove cambiali (le cifre, per quei tempi, erano enormi; decine di milioni di Scudi di Fiera, equivalenti a centinaia di milioni di Marchi tedeschi) e, per le compensazioni più "piccole" (somme di qualche decina di migliaia di Scudi), venivano utilizzate le monete fisiche che abbiamo visto in apertura;
- il quarto, ed ultimo, giorno era quello dei consuntivi. Ogni operatore "tirava le somme" delle operazioni effettuate (in libri mastri molto semplici, che prevedevano sole due colonne: entrata ed uscita) e poi sottoponeva il tutto alle autorità che gestivano la Fiera che, se tutto era regolare, apponevano un apposito timbro di regolarità. Dopodichè, liberi tutti ed appuntamento alla Fiera successiva.
Alle Fiere partecipavano circa centocinquanta operatori; tra di loro c'erano i veri e propri "banchieri" (i "Magistri Rationum"), i "rappresentanti", che erano anch'essi banchieri e che ne rappresentavano altri (con le dovute deleghe scritte), specificatamente quelli più "lontani" (francesi, tedeschi, spagnoli e fiamminghi) ed una schiera di "sensali", cioè "mediatori", che facevano da tramite e "trattavano" sia per conto proprio che per conto di altri operatori più "piccoli".
Tra i "rappresentanti" c'erano, ad esempio, i Bonvisi, che operavano per banchieri francesi, i Grilli, che rappresentavano diverse banche fiamminghe, gli Ott (con sede a Venezia), che rappresentavano alcune banche tedesche ed i Sivori, che operavano come "delegati" di banche spagnole e portoghesi.
Il volume di affari che veniva "trattato" in una singola Fiera era veramente enorme e si aggirava sui dieci milioni di Scudi, per un totale annuale di scambi di valuta che superava i cinquanta milioni di Scudi, una cifra stratosferica ma che rappresentava, in definitiva, l'ammontare del giro di denaro (SOLO denaro, escluso tutto il resto dell'economia) che si svolgeva a quei tempi attraverso tutta l'Europa. Se si considera che a quell'epoca oltre il novanta percento della popolazione europea (soprav)viveva nella povertà assoluta, nell'ignoranza totale ed in condizioni assolutamente precarie, tutto questo può sembrare, valutato con il metro di oggi, assurdo ed inaccettabile. Ma la Storia non si misura con il metro di oggi (o di domani); si racconta e basta.
E quella che abbiamo raccontato qui sopra era la Grande Finanza di cinquecento anni fa; ed era assolutamente uguale a quella di oggi, nel bene e nel male.