Se andate a Gibilterra, trovate questo monumento (Credit: sapere.virgilio.it)

Se attraversate lo stretto omonimo e sbarcate a Ceuta, trovate quest'altro monumento (Credit: Pinterest):

Prima di proseguire nella trattazione, è opportuno sottolineare il fatto che Gibilterra è un territorio inglese "incastonato" (dicesi "enclave" oppure "exclave" a seconda del punto di vista) in un altro Stato, cioè la Spagna, e fa parte del Continente "Europeo"; Ceuta, invece (assieme a Melilla, che dista circa duecento chilometri), è un territorio spagnolo incastonato in un altro Stato, cioè il Marocco, e fa parte del Continente Africano.
I due monumenti che abbiamo visto sopra rappresentano le cosidette "Colonne d'Ercole", cioè le due colonne che, secondo la Mitologia classica, Ercole avrebbe eretto, espletando le sue proverbiali "fatiche", in cima ai due monti più alti che delimita(va)no quel tratto di mare oltre il quale, nell'antichità, non si poteva andare ("Non plus ultra!") (Credit: Google Maps):

L'enclave spagnola di Ceuta è salita agli onori della cronaca mondiale qualche giorno fa a causa di un fenomeno di "immigrazione" illegale, quando qualche decina di migliaia di Marocchini hanno "invaso" il territorio spagnolo "aggirando" le barriere terrestri a protezione del confine (si tratta di un vero e proprio "confine di Stato") e giungendo a Ceuta via mare così, con una "nuotata" di meno di trecento metri (Credit: Google Maps):

Ma perchè i migranti hanno scelto questa soluzione per raggiungere la Spagna?
Ci sono DUE motivi. Il primo è che la frontiera "terrestre" spagnola di Ceuta è delimitata da alte recinzioni pressoché invalicabili e presidiate dalla Guardia Civil iberica. Il secondo motivo è "politico" e deriva dalla legge sull'immigrazione spagnola (Ley de Extranjería), approvata nel 2015 e, specificatamente, dalla "Disposición adicional décima", che riguarda esplicitamente ed UNICAMENTE i territori di Ceuta e Melilla, per i quali è previsto che tutti coloro che dal Marocco "entrano" abusivamente nel territorio spagnolo delle due enclaves possono (e devono) essere immediatamente, senza alcuna formalità burocratica, "rispediti al mittente", cioè rimpatriati.
Questa disposizione, che in Spagna è denominata "Devolución en caliente" (Rimpatrio "a caldo") è stata però "modificata" da una sentenza, pubblicata il giorno 8 Luglio scorso, del "Tribunal Supremo" di Madrid, il quale ha stabilito che il "rimpatrio a caldo" può essere effettuato SOLO per i migranti che arrivano VIA TERRA e NON per quelli che arrivano VIA MARE poiché in mare, come da Diritto Marittimo Internazionale, non si possono installare barriere.
Per i migranti che arrivano a Ceuta e Melilla via mare, quindi, si attuano le modalità "normali", cioè devono essere accolti e trasportati in Spagna, dove vengono effettuate tutte le procedure burocratiche del caso.
Ceuta presenta, ad oggi, una popolazione di ottantaquattromiladuecentootto abitanti; il numero di migranti "arrivati" via mare a partire dal 30 Luglio scorso è stato stimato, dalla Spagna, in oltre quarantamila individui. Tale numero di arrivi ha creato enormi problemi di ordine pubblico, che si sono concretizzati anche in scontri tra abitanti e migranti. La Spagna ha inviato alcuni reparti dell'esercito mentre i Ceuti, per parte loro, hanno chiuso tutte le attività e si sono barricati in casa (Credit: euronews.com e zeit.de).


In tale contesto, la maggior parte dei migranti si è ritrovata senza aiuti (il centro di accoglienza locale -Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes- è strutturato per riceverne cinquecentododici), senza cibo e senz'acqua. Questo ha fatto sì che la maggior parte di loro abbia deciso di "rientrare" (quasi) spontaneamente in Marocco via terra. Quelli che rimarranno, verranno trasferiti in Spagna per le necessarie procedure burocratiche.
In seguito a questo avvenimento alcuni Paesi Europei, paventando ulteriori ingressi "illegali", hanno rafforzato i controlli di frontiera (specificatamente la Francia) mentre l'Italia ha temporaneamente "sospeso" l'applicazione degli "Accordi di Shengen"; questa sospensione, non avendo l'Italia frontiere di confine con la Spagna, si concretizzerà con la reintroduzione dei controlli doganali per navi ed aerei provenienti direttamente dalla penisola iberica.
Ceuta esisteva già ai tempi dei Cartaginesi, ed era un centro nevralgico per i commerci. Nel 42 d.C. fu occupata dai Romani, che la utilizzarono, oltre che commercialmente, anche per scopi militari nell'ambito dell'espansione verso l'interno del continente africano. Quattrocento anni dopo, la città venne conquistata dai Vandali, che vi restarono per circa trecento anni fino a che, nel 710, fu conquistata dai Bèrberi musulmani che per circa settecento anni la utilizzarono in senso inverso rispetto ai Romani, cioè come base di partenza per andare a conquistare la Spagna (era facile; bastava attraversare lo stretto). Nel 1415 Ceuta fu "espugnata" dai Portoghesi. Nel 1580, a seguito delle dispute interne relative alla successione al Trono di Sebastian I e della guerra con la Spagna che ne seguì, guerra vinta dagli Spagnoli, fu costituita la cosidetta "Unione Iberica" che, pur tenendo distinti i territori dei due Stati (Spagna e Portogallo), li metteva entrambi sotto il dominio spagnolo di Filippo Secondo. Nel 1640 scoppiò, tra Portogallo e Spagna, la cosidetta "Guerra di restaurazione", che prese origine da un colpo di Stato di coloro che erano scontenti del dominio spagnolo (i famosi "quaranta congiurati") e che volevano re-instaurare la monarchia portoghese. La guerra, tra alterne vicende, si concluse ventotto anni dopo, quando fu firmato un accordo di pace tra Alfonso VI di Portogallo e Carlo II di Spagna; fu in quell'accordo che Ceuta fu definitivamente ceduta alla Spagna, di cui ancora oggi fa parte.
Ceuta, con Melilla, ha lo status di "Città Autonoma", nel senso che dipende dalle leggi statali spagnole ma è autonoma per quanto riguarda la sua amministrazione locale. Grazie alla sua ubicazione, è anche un "porto franco", cioè territorio esente dal pagamento di imposte e tributi sui beni che vengono importati.
A partire dal 1982, anno in cui la Spagna entrò a farne parte, nell'àmbito della NATO (North Atlantic Treaty Organization) si è discusso molto sul fatto che Ceuta e Melilla, pur essendo spagnole ma ubicate nel continente africano, potessero rientrare nelle aree "coperte" dalla difesa comune (il famoso Art. 5, per cui se un Paese membro viene attaccato, gli altri lo devono soccorrere ed aiutare militarmente). La discussione si è "risolta" solo nel 2022, dopo che l'anno precedente si era verificata una "invasione" di Ceuta molto simile, seppur di consistenza molto minore, a quella di oggi. Poiché l'immigrazione clandestina dai Paesi Africani è classificata, in àmbito NATO, come parte delle cosidette "minacce ibride" a causa della possibile presenza, tra i migranti, di esponenti del terrorismo di Al-Qaeda e Daesh, Ceuta e Melilla fanno oggi parte dei territori soggetti alla protezione NATO.
Diverso è il discorso circa il famoso "Trattato di Shengen", che consente la libera circolazione di persone e merci all'interno dei Paesi della Comunità Europea. In questo caso Ceuta e Melilla, pur essendo territorio spagnolo (e la Spagna FA parte dei Paesi aderenti al trattato), per la loro particolarità di essere ubicate in un altro continente (quello africano) NON fanno parte dei territori inclusi nel trattato e, per questo motivo, i Ceuti (abitanti di Ceuta), anche solo per attraversare lo Stretto di Gibilterra e raggiungere la Spagna (di cui sono cittadini) DEVONO passare i controlli doganali. Facciamo un paio di esempi.
Un cittadino spagnolo "continentale" può partire per le vacanze, andare in Francia, Germania, Italia ed in tutti gli altri Paesi Europei (esclusa la Svizzera) e poi ritornare a casa senza dover MAI passare una frontiera.
Un abitante di Ceuta, pur essendo cittadino spagnolo come il precedente, per recarsi in Spagna e da lì intraprendere lo stesso viaggio, deve "passare la frontiera" (con tutti i controlli che ne conseguono) con la Spagna stessa. Questo perchè egli non proviene da un Paese "Europeo" ma, bensì, da un paese "Africano".
Da questa particolarità emerge il fatto che "sospendere" il Trattato di Shengen nei confronti della Spagna (come è stato fatto dall'Italia e come pensano di fare altri Paesi Europei) è perfettamentre INUTILE, poichè il controllo delle frontiere, nel caso di Ceuta, avviene già "a monte".
Abbiamo detto che periodicamente si verificano "invasioni" di migranti marocchini verso Ceuta (ed anche verso Melilla). Questo ripetersi di episodi è strettamente legato alle controversie territoriali che vedono il Regno del Marocco (istituito nel 1956 a seguito dell'indipendenza dalla Francia e dalla Spagna, ottenuta grazie alla mediazione di Inghilterra e Stati Uniti d'America) rivendicare la "proprietà" delle due enclaves spagnole. Le richieste in tal senso da parte del Marocco non sono mai state prese in considerazione dalla Spagna e questo ha creato (e crea tuttora) diverse "frizioni" tra i due Stati, frizioni che si concretizzano, da parte marocchina, in "provocazioni" tra cui, appunto, questi tentativi di invasione tramite i migranti.
L'attuale "crisi" tra Marocco e Spagna è solo l'ultimo "casus belli" di questa contrapposizione e, a questo proposito, diversi "esperti" di geopolitica hanno ipotizzato che dietro a quest'evento ci possa essere la "longa manus" del Presidente Statunitense, Donald J. Trump (il Marocco è uno degli "alleati" africani più "vicini" agli Stati Uniti) per "punire" l'attuale premier spagnolo (Pedro Sanchez) per il suo "non allineamento" alle recenti politiche yankees (guerra con l'Iran). Sono ipotesi di pura fanta-politica. Oppure no.