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Ancora a proposito di strade ferrate: la terza ferrovia di Ovada

di Federico Borsari - 25 Giugno 2026

Qualche giorno fa è apparsa sui media la notizia dell'iniziativa di un'associazione di "pendolari" (coloro che utilizzano mezzi di trasporto pubblici per recarsi giornalmente al lavoro fuori città) per il ripristino del traffico passeggeri sulla linea ferroviaria Alessandria-Ovada, che è stato abolito quattordici anni fa perchè "non redditizio" (le spese superavano le entrate).
Non è una novità. Da allora (2012), tali iniziative si sono ripresentate ad intervalli più o meno regolari, anche supportate da enti amministrativi (Comuni, Provincia, Regione) ma il risultato è sempre stato lo stesso: la ferrovia, per i passeggeri, NON riapre.
Stiamo parlando della terza linea ferroviaria (in ordine di tempo) di Ovada, che fu realizzata tra il 1906 ed il 1907. Delle precedenti (tranvìa Novi-Ovada e ferrovia Acqui-Ovada-Genova) abbiamo già parlato (anche abbondantemente) su queste pagine.

Verso la metà del XIX secolo, la priorità del borgo ovadese, grazie alla "visione" del Sindaco di allora, Michele Oddini, e di un gruppo di "notabili" ed imprenditori locali e del circondario, era una ed una soltanto: collegare Ovada con le città più vicine: Alessandria, Novi Ligure e Genova. Ovviamente, questo "movimentismo" in favore di quelli che per quei tempi potevano essere definiti "grandi collegamenti", non era dettato solo da uno sfrenato amore per il "progresso" ma, come accadeva per un sacco di altre iniziative "moderne", aveva come prospettiva l'apertura di ottimi (e molto redditizi) canali di collegamento commerciali che avrebbero potuto incentivare in modo esponenziale le capacità produttive delle diverse aziende che a quel tempo si stavano insediando sia nella città che nella zona circostante.
Nel 1855, quindi, venne proposta la tranvìa Novi-Ovada (che fu poi realizzata vent'anni dopo, dapprima con trazione animale (cavalli) e poi, nel 1881, con trazione a vapore). La ferrovia per Genova fu ipotizzata nel 1865 e fu poi realizzata trent'anni dopo, grazie al fondamentale appoggio del Senatore Giuseppe Saracco che, nel 1882, ne "forzò", per così dire, l'approvazione in Parlamento.
Il primo "progetto" (a trazione animale) di una ferrovia Alessandria-Ovada risale al 1858; fu presentato alle autorità competenti (Intendenza Generale di Alessandria) e, una volta ricevuto, fu infilato nel classico cassetto delle "pratiche da evadere". Un secondo progetto, il cui promotore fu il Marchese Pinelli-Gentile di Tagliolo, venne presentato nel 1862; un terzo, appoggiato anche dal Comune di Ovada, fu presentato nel 1873. Entrambi raggiunsero il primo in fondo al cassetto.
Fu la realizzazione, nel 1895, della ferrovia Acqui-Ovada-Genova che sbloccò tutto.

Bisogna dire, per verità storica, che tutte le ferrovie italiane che vennero realizzate tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, non consideravano quasi per nulla il trasporto passeggeri; d'altra parte, nella società di allora, quelli che potevano permettersi il "lusso" di viaggiare in treno erano molto pochi e le strade ferrate servivano, quasi esclusivamente, per i trasporto delle merci, fattore fondamentale per l'evoluzione dell'economia di una nuova e giovanissima nazione come l'Italia e, dalle nostre parti, chi faceva allora la differenza era, guarda caso, il Porto di Genova.

 Porto di Genova nel 1900

Il porto di Genova, a quell'epoca, era l'hub da cui entravano (ed uscivano) tutte le merci dirette verso i centri industriali del Nord-Ovest (ed anche per e da Milano); non c'erano strade e, soprattutto, non c'erano autocarri e mezzi idonei. L'unico mezzo di trasporto rapido ed efficiente delle merci erano le ferrovie.
Esistevano un paio di linee ferroviarie che da Alessandria si collegavano con Genova attraverso Novi, Arquata e Busalla ma, a parte il fatto che alcuni tratti non erano ancora ultimati, il "giro" che le merci dovevano fare per arrivare a (e da) Genova era troppo "lungo" (e poco redditizio). Fu così che, nel 1905, qualcuno ebbe l'idea: visto che c'è la nuova linea Genova-Ovada, potremmo collegare Ovada con Alessandria, così risparmiamo tempo e, soprattutto, denaro.
Fu così costituita una società ("S.A.O. Società per la Ferrovia Alessandria-Ovada") e furono tirati fuori dal cassetto i vecchi e polverosi studi e progetti e, sulla base di essi, ne fu preparato uno nuovissimo, la cui realizzazione fu affidata alla "Società Veneta per le imprese e costruzioni pubbliche", che a quei tempi era una delle aziende italiane più affermate nella realizzazione di infrastrutture ferroviarie.
La linea non comportava difficoltà né di progettazione né di realizzazione; tragitto interamente pianeggiante, nessun ostacolo naturale e nessuna galleria. In pratica, un gioco da ragazzi; l'unica "difficoltà era quella della realizzazione di un viadotto che, in Ovada, valicasse il Torrente Orba, viadotto abbastanza imponente, composto di ben quindici arcate e lungo quasi trecento metri.
I lavori furono veloci, meno di due anni, ed il 27 Settembre 1907 la nuova linea fu inaugurata ed entrò in esercizio sia per il traffico merci che per quello passeggeri. Una caratteristica di questa linea fu la realizzazione di un "bypass" (o "bretella") specifico per i convogli merci i quali, per evitare di dover entrare in stazione (la Stazione di Ovada San Gaudenzio, ora Stazione Centrale) ed effettuare complicate manovre, venivano (e vengono tuttora) "deviati" direttamente nel tratto diretto ad Alessandria, transitando nel "passaggio a livello" di Corso Saracco.

(Credit: Canale Youtube peo daniele)

Una ulteriore caratteristica era che la linea, presso la Stazione di Ovada Nord (nel "Borgo") era collegata, tramite un apposito binario che transitava sul ponte, con il capolinea della tranvìa per Novi di Piazza Castello, offrendo un'ulteriore possibilità di collegamento con merci e passeggeri della Val d'Orba (per fare un esempio, chi da Silvano d'Orba avesse voluto recarsi in Alessandria, poteva utilizzare la tranvìa fino ad Ovada da cui, grazie al collegamento con la stazione di Ovada Nord, poteva "prendere" il treno per Alessandria).

La linea rimase di proprietà della stessa società che l'aveva costruita; dopo qualche qualche mese fu acquisita dallo Stato, che la diede in concessione alla stessa ditta, che la gestì fino al 1913, quando subentrarono le Ferrovie dello Stato.
Linea a scartamento normale, è lunga trentaquattro chilometri e comprende sette stazioni (Alessandria, Castellazzo-Casalcermelli, Castelspina-Portanova, Predosa, Roccagrimalda, Ovada Nord e Ovada Centrale) e tre fermate (Castelferro, Riosecco e San Giacomo). In origine a vapore, dal 1929 è elettrificata (dapprima trifase e poi, dal 1962, in continua a tremila Volts).
Come abbiamo detto, dal 2012 il servizio passeggeri è stato sospeso e, attualmente, vi transitano solo convogli merci da e per Genova Voltri.

Per concludere, come abbiamo detto in apertura, dal 2012 molte sono state le iniziative per la riattivazione del servizio passeggeri ma tutte non hanno avuto alcun esito. Inoltre, quando finalmente entrerà in attività il cosidetto "terzo valico" (si presume tra un paio d'anni, nel 2028), anche il transito dei convogli merci verrà soppresso e la linea, con tutta probabilità, diventerà uno dei tanti "rami secchi" da eliminare.
Come tutte le aziende, infatti, anche il Gruppo RFI (Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., proprietario della linea e che fattura TRE MILIARDI di Euro all'anno) NON fa beneficenza.
Sono, ovviamente, molto apprezzabili tutte le iniziative che tendono (e tenderanno) a ripristinare la linea, magari trasformandola in una "tranvìa leggera", ma paventiamo che un simile risultato potrà essere ottenuto solo quando, bilanci e studi economici alla mano, si riuscirà a garantire a RFI un adeguato guadagno.
Tertium non datur.