
La fotografia (cartolina) qui sopra è stata scattata negli anni tra il 1915 ed il 1920 in Via Carducci ed immortala il transito di una delle prime autovetture ovadesi con motore endotermico. Tenuto conto della direzione di provenienza del veicolo, possiamo legittimamente supporre che si tratti dell'automobile della "Scià Lola", cioè della Signora Dolores Gabrieli, che a quell'epoca abitava nella Villa all'interno del Parco che adesso si chiama Parco Villa Gabrieli.
A prescindere da ciò, quello che si vede chiaramente è che l'automobile viaggia "a sinistra", cioè esattamente il contrario di quello che succede oggi sulle nostre strade, dove la circolazione avviene "a destra".
In effetti, fino alla diffusione generalizzata delle automobili e, precisamente, fino all'anno 1926, in Italia non vi fu una specifica legislazione che stabilisse la "mano da tenere" e, come suol dirsi, ognuno faceva quello che gli pareva, così come non esistevano i "sensi unici" e, di conseguenza, tutte le strade, anche le più strette, erano a doppio senso di circolazione.
Oggi, nel Mondo, la circolazione a destra dei veicoli è maggioritaria e solo il 25 percento dei Paesi (in primis l'Inghilterra e le sue ex colonie, ma anche diversi Paesi dell'Est asiatico ed il Giappone) circola a sinistra.
Le origini storiche della "guida a destra" non sono certe nè documentate. Si dice che fu Napoleone Bonaparte ad imporre su tutti i territori del suo Impero la guida a destra, che peraltro era già in vigore in Francia all'interno delle città; purtroppo, anche se è nota l'avversione viscerale che il Bonaparte nutriva verso tutto ciò che "puzzava" di Inglese, nel gran numero di leggi e decreti da lui emanati, non si trova alcuna traccia di una simile disposizione e quindi, poiché la storia non si fa con i "si dice" ma sulla base di documenti, possiamo tranquillamente considerare questa teoria come una "Fake Olds".
Ma andiamo con ordine.
Si sa che già nell'antica Roma esisteva una regolamentazione della circolazione veicolare, che riguardava soprattutto l'interno della città e si sa che già allora (la Roma di quei tempi era una città enorme, paragonabile ad una moderna metropoli) esisteva una specie di "tangenziale" (molto simile all'attuale GRA (Grande Raccordo Anulare)) che consentiva ai trasporti di "girare attorno" al centro e di "entrare" ed "uscire" nei punti più adatti. Nonostante questa caratteristica (si trattava della prima "tangenziale" al Mondo) non si trovano testimonianze sulla "mano da tenere", anche se, vista la mole del "traffico", sicuramente un sistema per evitare gli inconvenienti dovuti all'incrocio dei veicoli ci doveva pur essere, e PARE che in tal caso i veicoli dovessero tenere la destra.
Nel Medioevo, all'interno dei centri abitati, si affermò la consuetudine (anche per i pedoni) di viaggiare "a sinistra". Si dice che questa caratteristica venisse dal fatto, derivante dai "tornei" e dalle "giostre" dei Cavalieri, che le armi si impugnavano con la mano destra e, pertanto, che il "marciare a sinistra" mettesse cavalieri e pedoni in grado di difendersi da eventuali aggressioni. Anche qui, non ci sono documenti a conforto di tale ipotesi e, pertanto, si rimane nel campo delle "consuetudini", abitudini che peraltro (lo abbiamo visto nella foto di apertura) si sono perpetuate nel tempo fino a cent'anni fa.
Per avere la prima documentazione storica di una "mano da tenere", dobbiamo attendere fino all'anno 1300 quando, il 22 Febbraio, il Papa Bonifacio VIII proclama il PRIMO Giubileo (Anno Santo) della Chiesa Cattolica. In quell'occasione, per favorire il transito dei pellegrini verso la Basilica di San Pietro (quella precedente all'attuale), transito che si verificava soprattutto attraverso il "Ponte Sant'Angelo" (oggi esclusivamente pedonale), il Pontefice stabilisce che su quel ponte si dovesse tenere la sinistra.

Risulta che quella disposizione, rivolta ad una folla di persone perlopiù analfabete che non sapevano distinguere la destra dalla sinistra, si sia rivelata un fiasco totale ma, in ogni caso, rimane la prima disposizione in merito di cui si ha memoria storica.
Per trovare un'altra disposizione simile bisognerà aspettare oltre quattrocento anni quando, nel 1765 (ma alcuni storici dicono 1722), a Londra il Governatore della Città emanerà un'ordinanza in cui si stabiliva che il transito sul London Bridge (anche qui, come a Roma, si tratta di un ponte) doveva svolgersi sul lato sinistro. Non si trattava, ovviamente, dell'attuale London Bridge, bensì di quello realizzato in epoca medioevale ed oggi non più esistente.

Alcuni storici ritengono che a questo provvedimento risalgano le origini della circolazione a sinistra inglese, ma è un dato di fatto che a quell'epoca in quasi tutte le città europee era uso circolare mantenendo la sinistra.
Ovviamente, abbiamo parlato di centri abitati di grandi dimensioni; per le strade extraurbane non vi erano regole né consuetudini e, solitamente, ognuno si comportava come meglio riteneva opportuno, anche in considerazione delle caratteristiche delle strade. In particolare, soprattutto nelle strade che presentavano la classica conformazione "a schiena d'asino" (cioè con il centro rialzato digradante verso i lati, che favoriva il drenaggio delle acque piovane) l'abitudine era di viaggiare al centro e di spostarsi (a destra o a sinistra) quando si incrociavano altri carriaggi.
Tutto cambiò, duecento anni dopo, quando apparvero le prime "automobili", cioè le vetture azionate da motore endotermico e tutti i Paesi Europei furono praticamente "obbligati" a prendere delle decisioni in merito. Fu dapprima stipulata una Convenzione Internazionale, a cui l'Italia aderì nel Marzo 1910, poi, nell'Agosto 1910, nel Giugno 1912 e nel Luglio 1914 vennero emanate disposizioni legislative che avrebbero dovuto mettere ordine nella materia della circolazione stradale. In effetti, come capita ancora oggi nel nostro Bel Paese, quelle norme si rivelarono ben presto ben poco organiche e molte delle loro contraddizioni suscitarono proteste e malcontenti che fecero sì che fino al 1923 non cambiasse assolutamente nulla.
Nel 1923, infine, apparve la Legge che avrebbe dovuto risolvere definitivamente la questione ma, ovviamente, anche in questo caso sorsero dispute e scontri politici che ne rinviarono l'entrata in vigore per tre anni fino a che, nel 1926, si ebbe la prima disposizione "di legge", che stabiliva la mano da tenere: destra. E così è ancora oggi.
Abbiamo parlato delle varie discussioni che per quasi vent'anni impedirono al governo italiano di addivenire ad una decisione definitiva sulla mano da tenere. In queste discussioni, ovviamente, svolsero un ruolo molto importante (sia in negativo che in positivo) le aziende automobilistiche, che si dividevano tra i fautori della "guida a destra" e quelli della "guida a sinistra", non intendendo la mano da tenere ma, bensì, in quale lato delle automobili dovessero essere sistemati il volante ed i comandi di guida (cambio, acceleratore, freno...).
Gli Stati Uniti d'America, caratterizzati dal loro proverbiale pragmatismo, avevano risolto fin da subito il problema, stabilendo che il "cockpit" delle autovetture dovesse essere posizionato a sinistra per un motivo molto semplice: avendo adottato la destra come mano da tenere, il posto di guida a sinistra consente al conducente di poter valutare molto meglio le distanze con i veicoli che incrocia, evitando collisioni.
In Europa, ed in Italia, le case automobilistiche, che nella maggior parte dei casi realizzavano automobili con guida a destra (e cambiare avrebbe significato la "re-ingegnerizzazione" obbligata della loro produzione) difendevano a spada tratta la loro soluzione, sostenendo che la guida a destra era più sicura poiché consentiva al conducente di "tenere d'occhio" il bordo strada, evitando di oltrepassarlo.
Fu così che si ebbero per molti anni automobilisti "abituati" alla guida a destra (che ritenevano perfetta) ed altri che si "trovavano meglio" con la guida a sinistra.
Fu la FIAT, che a quei tempi era la più grande fabbrica automobilistica europea, ad inaugurare l'inversione di tendenza; nel 1927, infatti, modificò le sue catene di montaggio per la specifica realizzazione di autovetture con il cockpit a sinistra e realizzò il modello 520 (tutti i modelli precedenti avevano la guida a destra).

Da quel momento, mano da tenere destra e posto di guida a sinistra diventarono la normalità (ed ancora oggi è così).
Per concludere, una curiosità sui semafori.
Il primo semaforo (inteso come apparecchio per regolare la circolazione stradale) di cui si ha testimonianza, risulta quello installato a Londra nel 1868. I primi semafori dotati di luce elettrica furono installati a Cleveland (USA) nel 1914. In Europa, i primi semafori, anch'essi con lampadine elettriche (ma azionati a mano), furono installati a Parigi nel 1922. Qui da noi, in Italia, il primo semaforo fu messo in funzione a Milano, in Piazza del Duomo, il Primo Aprile 1925 e, come Pesce d'Aprile, si può dire che fu un vero successo.
Preceduto da un'ordinanza comunale in cui si imponeva ai veicoli di tenere la destra ed ai pedoni di transitare sui marciapiedi (sì, a quell'epoca i pedoni potevano camminare tranquillamente in mezzo alla strada, tra le auto, le carrozze ed i trams), il primo semaforo italiano aveva quattro luci: bianca, gialla, verde e rossa e "regolava" tutto il traffico, sia veicolare che pedonale. La luce rossa serviva a fermare le vetture; la luce bianca insieme a quella rossa fermava le vetture e dava via libera ai pedoni; la luce gialla dava via libera ai tram; la luce verde dava via libera alle vetture ed, infine, giallo e verde insieme davano via libera a tutti i veicoli (vetture e tram).
Non era un Pesce d'Aprile, ma gli effetti del primo giorno (e di quelli successivi) furono esilaranti: automobili e vetture a cavalli, biciclette e moto che arrivavano da sinistra e da destra e non sapevano dove andare; tram fermi in mezzo alla piazza e, dappertutto (sulla strada, sui marciapiedi, in mezzo all'incrocio), centinaia di "curiosi" che, attirati dalla novità, sghignazzavano alle spalle degli sventurati "Ghisa" (vigili urbani milanesi) che non sapevano che cosa fare.

Per finire, qui in Ovada il primo semaforo fu installato nei primi Anni Sessanta del secolo scorso ed era ubicato all'incrocio tra Corso Italia, Via Voltri, via Cavour e Corso della Libertà (nel crocevia "da Carubòun", per intenderci). Poteva essere azionato manualmente da un'apposita garitta ma poteva anche essere azionato in automatico tramite un apparecchiatura elettromeccanica con tempi regolabili.