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La strada più corta di Ovada (annessi e connessi)

di Federico Borsari - 10 Marzo 2026

Sapete quale è la strada più "corta" di Ovada? E' questa (Credit: Google Maps):

Via Giacomo Costa

Questa strada, che collega Piazza Assunta con Piazza Mazzini, è lunga solo quindici metri e venticinque centimetri ed è "intitolata" a Giacomo Costa, che fu Ministro del Regno d'Italia dal 10 Marzo 1896 al 15 Agosto 1897.
Detto ciò, questo articolo potrebbe tranquillamente finire qui. Ma, a questo punto, "la domanda sorge spontanea" (cit. A. Lubrano): chi fu Giacomo Costa, del quale esiste anche un pregevole busto nella "Sala Quattro Stagioni" del Palazzo Comunale?

Per cominciare a rispondere a questa domanda è sufficiente voltarsi verso Piazza Assunta per trovarsi di fronte al palazzo in cui egli visse a partire dal 1860 fino alla sua morte (Credit: Google Maps):

Palazzo Pesci-Costa

Questo palazzo, in cui hanno anche sede due "storicissime" botteghe ovadesi (Il Caffè della Posta e la Farmacia Frascara) viene comunemente denominato "Palazzo Costa" ma, se andiamo a vederne da vicino il portone di ingresso, scopriamo che esso è sormontato dallo stemma di una famiglia nobile ovadese, quella dei Pesci (Credit: Google Maps):

Stemma Pesci

Ma che cosa c'entrano i Pesci con Giacomo Costa?
La risposta è semplice: Giacomo Costa, nel 1860, sposò Maria Luigia ("Luigina") Pesci, che abitava in quel palazzo, e trasferì la sua residenza in Ovada. Per ricordare il periodo di permanenza di Costa nella nostra città, nello stesso palazzo, proprio sopra agli ingressi della Farmacia Frascara, è stata apposta una lapide commemorativa (Credit: Google Maps):

Targa Giacomo Costa

La figura di Giacomo Costa è già stata ampiamente (fors'anche prolissamente) trattata in diversi articoli pubblicati in passato da Fausto Bima e dall'Accademia Urbense (Fausto Argan, Paolo Bavazzano). Per cominciare, diremo che Costa fu "Ministro di grazia e giustizia e dei culti", cioè la stessa carica che ricopre oggi il Ministro Carlo Nòrdio. L'attribuzione aggiuntiva del dicastero "dei culti" a quei tempi era dovuta al fatto che era aperta la cosidetta "Questione Romana" creatasi a seguito degli avvenimenti del 20 Settembre 1870, di cui abbiamo già parlato in precedenti articoli e che si risolverà nel 1929 con la stipula dei "Patti Lateranensi" tra il Vaticano e lo Stato Italiano.

 Giacomo Costa Giacomo Giuseppe Costa nacque a Milano il 24 Novembre 1833. Il padre, omonimo, era di origini liguri (precisamente di Santa Margherita) mentre la madre, Luigia Missaglia, era di Gallarate. Giacomo Costa rimase orfano del padre dopo pochi mesi dalla nascita e venne cresciuto dalla madre trasferendosi dapprima a Gallarate e, poi, nuovamente a Milano.
Avvicinandosi all'età dei vent'anni ed essendo allora Milano nei territori del Regno Lombardo-Veneto (cioè sotto l'Impero Austriaco) il giovane Giacomo, che aveva già espresso "vicinanza politica" al Regno Sardo (di cui era peraltro "sùddito" poichè il padre era ligure e la Liguria già dal 1815 faceva parte del Regno di Sardegna), decide di non rispondere alla chiamata alla leva da parte degli Austro-Ungarici e si trasferisce a Genova, dove intraprende gli studi di Giurisprudenza, conseguendo la Laurea con Lode nel 1858.
L'anno seguente, dopo l'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna, ritorna a Milano dove fa parte delle Commissioni Governative per la "normalizzazione" dei vecchi Codici di Procedura Penale e Civile austriaci nel sistema giuridico del nuovo Regno. Da qui prende avvìo una brillantissima carriera professionale che lo porterà, come abbiamo detto, dapprima ad essere nominato Senatore e, poi, Ministro.
Non percorreremo qui (sarebbe lungo e noioso) tutte le tappe della sua carriera professionale; diremo solo che fu Sostituto procuratore superiore di Stato presso il Tribunale d'appello per la Lombardia dal 1860 al 1861, Sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Ancona dal 1861 al 1862, Sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Milano dal 1862 al 1867, Procuratore generale presso la Corte d'appello di Venezia dal1871 al 1874, Procuratore generale presso la Corte d'appello di Genova dal 1876, Procuratore generale presso la Corte d'appello di Palermo dal 1880, Procuratore generale presso la Corte d'appello di Ancona dal 1881 e Procuratore generale presso la Corte d'appello di Bologna dal 1884.
Nel 1860, durante alcune sue frequentazioni ovadesi, conosce Luigia Pesci (che ha dieci anni meno di lui), la sposa e si trasferisce in Ovada, andando a risiedere nel palazzo della di lei famiglia, in Piazza Assunta. Avranno quattro figli, tre femmine (Rita, Ester e Rosa ("Rosetta")) ed un maschio, Umberto, che si trasferirà poi a Torino dove morirà prematuramente, nel 1897, solo pochi mesi prima della morte del padre.
La brillante carriera di Costa ed il suo rigorosissimo approccio professionale alle problematiche della Giustizia (e della Magistratura) nell'àmbito dell'omogeneizzazione delle norme e delle strutture giuridiche (che a quell'epoca erano ancora "spezzettate" tra i vari territori della neonata Italia) per addivenire ad un sistema giuridico "nazionale", lo posero all'attenzione del Governo che, nel 1885, quando venne a mancare Giuseppe Mantellini (che era stato il fautore della nascita dell' "Avvocatura Erariale"), lo nominò quale "Avvocato Generale Erariale", cioè capo di quell'organismo giuridico-legale che si occupa ancora oggi della difesa (in qualsiasi grado di giudizio) delle Pubbliche Amministrazioni (e dei suoi funzionari) e che risponde attualmente al nome di Avvocatura Generale dello Stato.
L'anno seguente, nel 1886, Giacomo fu nominato Senatore ed in quell'àmbito si distinse, da una parte, per le numerose proposte in materia di riforma dei vari sistemi giuridici (alcune delle quali, come quella per la modifica del Consiglio di Stato, vennero attuate e contribuirono ad un reale "ammodernamento" del sistema giuridico nazionale) e, dall'altra parte, per una rigorosità quasi maniacale nella sua visione di una magistratura assolutamente "al di sopra della parti", atteggiamento che lo pose spesso in contrasto non solo con i suoi colleghi senatori (venne accusato di essere "al soldo degli oppositori") ma, anche, con diversi esponenti di Governo. Nel 1894, a questo proposito, Costa, nella sua veste di Avvocato Generale Erariale, venne chiamato a far parte della Commissione che era stata istituita per accertare le responsabilità dei funzionari pubblici che avevano preso parte all'istruttoria del processo per lo scandalo, avvenuto l'anno precedente, della Banca Romana.

L' "affaire" della Banca Romana è considerato il primo grande scandalo politico-finanziario dello Stato Italiano ed è stato trattato, da allora ad oggi, da una miriade di articoli, pubblicazioni, libri e, anche, da un paio di sceneggiati televisivi. Quello scandalo, che fu davvero "enorme" e che vide, addirittura, oltre alla sparizione di documenti compromettenti, anche la stampa (all'estero) e l'emissione di banconote false, fu un colpo durissimo alle varie gerarchie dello Stato ed insieme a diversi funzionari (alcuni dei quali vennero arrestati) vennero coinvolti molti politici tra i quali anche l'allora Presidente del Consiglio Giolitti (che all'epoca dei fatti era Ministro del Tesoro) e, a latere (la sua posizione non fu mai indagata per ovvii motivi), anche la figura del Re Umberto Primo.
A processo ci andranno undici funzionari pubblici e nessun politico (i documenti compromettenti erano stati fatti sparire) e tutti, nel Luglio del 1894, verranno assolti.

Giacomo Costa, in quel frangente, diede un'ulteriore dimostrazione della sua intransigenza. Dopo aver definito i vari funzionari come "indifendibili", espresse anche la sua visione normativa, che prevedeva la creazione, al fine di evitare altri futuri scandali, di una banca dello Stato. Questa sua "visione" si concretizzerà qualche tempo dopo con la creazione della "Banca d'Italia".
La secca posizione di Costa non era politica ma, esclusivamente, "tecnica"; ciò non ostante, lo pose in contrasto con l'ala "giolittiana" del Parlamento (Giolitti, a seguito dello scandalo, si era dovuto dimettere nel dicembre 1893) e negli anni seguenti fu fortemente osteggiato sia politicamente che amministrativamente. Fortunatamente allora, come anche adesso, i governi italiani duravano poco e nel 1896, dopo il terzo ed il quarto governo Crispi (che era succeduto a Giolitti), come Capo del Governo fu nominato Antonio Di Rudinì il quale resse due governi consecutivi (fino al Dicembre 1897) e che, avendo apprezzato l'operato di Costa, lo nominò, come abbiamo detto, Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti, incarico che gli confermò in entrambe le legislature.

Giacomo Giuseppe Costa, come Ministro, fu molto attivo ed a lui si devono diverse iniziative che porranno le basi per una "modernizzazione" della Magistratura e della Giustizia (che sono due cose completamente diverse) soprattutto per ciò che riguarda la loro "terzietà", ed il suo "mantra" ("la Giustizia deve sempre essere al di sopra di tutto e di tutti") è molto attuale ancora oggi.
Tra il 1896 ed il 1897 Costa pose la sua attenzione su molti aspetti "tecnici" del procedimento penale ed amministrativo, sui quali iniziò approfonditi studi che, purtroppo, non potè portare a compimento. Nel 1896, infatti, la sua salute cominciò a peggiorare e le visite mediche gli diagnosticarono un tumore (secondo alcune fonti allo stomaco, secondo altre alla vescica). A quell'epoca, senza radiografie, senza esami specifici e senza alcun tipo di cura, il tumore era, effettivamente, un "male incurabile". Fu così che il pomeriggio del 15 Agosto 1897, mentre si trovava nella sua casa di Ovada per le vacanze estive, Giacomo Costa morì alle ore 17:20, proprio mentre nell'attigua chiesa Parrocchiale erano in corso i festeggiamenti per l'Assunta. Pare che le sue ultime parole, pronunciate alla moglie, siano state "Vado a raggiungere nostro figlio", quell'Umberto Costa che, abbiamo già detto, era morto a Torino solo qualche settimana prima.