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In missione per conto di Dio!

di Federico Borsari - 21 Novembre 2025

Una delle mode attuali dei giovani (e anche meno giovani) d'oggi è il cosidetto "Cosplaying", cioè presentarsi in pubblico (anche in manifestazioni appositamente "dedicate") indossando vestiti e/o costumi che richiamano alla mente personaggi di films, serie televisive, fumetti o cartoons. Il termine deriva dall'unione di due parole inglesi, "Costume" e "Role-Playing" ed i protagonisti di questa "moda" si appellano, ovviamente, Cosplayers.
Come tutte le mode, anche il Cosplaying è un fenomeno sociale, per così dire, "ciclico", cioè ritorna alla ribalta ogni "tot" anni ed anche in passato si verificava, con la differenza che la sua diffusione era limitata poiché non esistevano ancora i socialmedia che ne amplificavano la notorietà a livello mondiale.

All'inizio degli Anni Ottanta del secolo scorso venne prodotto un film molto particolare che, letteralmente, sbancò i botteghini di tutto il Mondo ed il cui successo planetario lo rese un vero e proprio "cult".
La frase-chiave più famosa e ricorrente di quel film era "Siamo in missione per conto di Dio!" (cliccate sull'immagine qui sotto):

Blues Brothers


Quella frase era giustificata dal fatto che i due protagonisti dovevano trovare il modo di raccogliere, onestamente e contrariamente al loro abituale modus operandi, una somma di denaro necessaria ad evitare lo sfratto dell'orfanotrofio, gestito dalle suore, in cui erano cresciuti. Il titolo di quel film era The Blues Brothers ed i suoi protagonisti, Jake ed Elwood Blues (interpretati magistralmente da John Belushi e Dan Aykroyd), presentavano la caratteristica principale di indossare sempre (giorno e notte, anche mentre dormivano) abiti neri, cappelli neri e, soprattutto, occhiali neri, per la precisione i Ray-Ban modello Wayfarer (ancora oggi in produzione dal lontano 1952).
Un siffatto abbigliamento provocò, soprattutto negli U.S.A. ma anche nel Mondo, la "moda" Blues Brothers, che altro non era che il Cosplaying di quell'epoca; in effetti, non era per niente difficile travestirsi da B.B., poiché era sufficiente trovare un cappello nero ed un paio di occhiali scuri ed il gioco era fatto. Furono quindi moltissimi i Cosplayers dei Blues Brothers di quell'epoca, ma proprio recentissimamente sono saltate fuori un paio di fotografie che riguardano uno di essi assai particolare. Questo:

Robert Prevost

che adesso è diventato questo:

Papa Leone XIV

Robert Francis Prevost nel 1980 ha ventiquattro anni ed è seminarista presso gli Agostiniani a Saint Louis, in Missouri. Giovane "americano" come tanti altri, ha la passione per le automobili americane, per il Junk Food americano e per i films americani. Nel Giugno di quell'anno esce nelle sale il film "The Blues Brothers" e lui, ovviamente, lo va a vedere e ne rimane affascinato sia perchè è ambientato a Chicago (la sua città), sia per quelle parole "Missione per conto di Dio". Come tanti altri giovani, ovviamente, non disdegna di apparire in qualche occasione, insieme ad amici, abbigliato come cosplayer dei Blues Brothers.
L'anno dopo prenderà i voti nell'Ordine degli Agostiniani e l'anno ancora seguente, nel 1982, verrà ordinato Sacerdote a Roma. Tre anni dopo, nel 1985, toccherà a lui andare per la prima volta, e per davvero, in Missione per conto di Dio in Perù, nella Diocesi di Chulucanas.
Il resto, da allora ad oggi, è storia nota.

Un paio di curiosità a complemento di quanto abbiamo già scritto in passato a proposito di Robert Prevost:
La casa ove il futuro Pontefice è nato si trova a Dolton, un sobborgo di Chicago, in Illinois, precisamente all'indirizzo 212 East 141st Place. Nei mesi precedenti alla sua elezione al Soglio Pontificio la casa era in vendita. Il giorno dopo che Robert Prevost è diventato "Pope Leo XIV", il cartello è stato tolto. Due mesi dopo, l'Amministrazione Civica di Dolton l'ha acquistata al prezzo di trecentosettantacinquemila Dollari e, come sempre accade laggiù, l'ha fatta diventare un "memorial" che oggi è meta di veglie di preghiera, tour religiosi e "pellegrinaggi" che provengono da tutti gli States.

Casa Papa Leone XIV

Molto recentemente (11 Novembre scorso), il Papa ha "rivelato" i titoli dei films da lui preferiti. Sono quattro ("La vita è meravigliosa" (1946) di Frank Capra, "Tutti insieme appassionatamente" (1965) di Robert Wise, "Gente comune" (1980) di Robert Redford e "La vita è bella" (1997) di Roberto Benigni). Come si vede, "I Blues Brothers" NON c'è.
Sono passati oltre quarant'anni e Prevost non è più un giovane seminarista americano ma il Capo della Chiesa Cattolica e, per forza di cose, ha dovuto archiviare la passione per quel film come un "peccato di gioventù".
Per fortuna, rimangono le fotografie di quell'epoca a ricordarlo.